24 Luglio 2021

Quando si cessa di inginocchiarsi davanti a Dio, si finirà per farlo davanti agli uomini

02-07-2021 17:08 - Il PUNTO DI....Domenico Bonvegna.
Sulla questione dell’inginocchiarsi, tempo fa, quando ancora sembrava solo un gesto praticato negli States, avevo espresso il mio rifiuto a questo stupido gesto. Ora che ha coinvolto diversi calciatori del campionato Europeo 2020, diventando un’ossessione mediatica, è necessario fare ulteriori chiarimenti.

Intanto il gesto che dovrebbe essere di protesta contro il razzismo, è tutt’altro che rivoluzionario, in realtà si tratta di arrendevolezza ai diktat della mentalità dominante.

Anche se per la verità non tutti i Paesi europei, la pensano allo stesso modo. Ci sono calciatori che si inginocchiano e altri che non lo fanno, in particolare, quelli dei Paesi dell’Est (Ungheria, Croazia, Russia, Polonia, Slovacchia, Ucraina, Repubblica Ceca, Macedonia, Turchia). Chi si inginocchia sempre sono i calciatori del Belgio, dell’Inghilterra. Mentre per quanto riguarda la nostra nazionale, i dirigenti della Fgci, che prima avevano deciso di non farlo, ci hanno ripensato, la motivazione ufficiale è che si affronta la squadra di Lukako, che abitualmente si genuflette. A questo proposito Marcello Veneziani nella sua pagina fb, afferma, con la sua consueta ironia: “Inginocchiarsi compatti al totem del politically correct è già un segno di conformismo ma inginocchiarsi perché lo fa il Belgio è un conformismo di seconda mano, più stupido, vile e passivo. Alla prossima, se ci sarà, per appiattirsi di più si stenderanno a tappetino?”

Lanuovabq.it è intervenuta con un originale editoriale, ricordando l’importanza del gesto di inginocchiarsi, per certi versi dimenticato dalla maggioranza dei cristiani che si recano nelle chiese e che assistono alle Sante Messe. “È interessante notare come questo gesto torni alla ribalta in queste circostanze dopo essere stato espulso dalle chiese, forse l’unico luogo dove l’inginocchiarsi è necessario quale segno di un atteggiamento di umiltà dinanzi a Dio e di adorazione a Lui”. (Guido Villa, In ginocchio, lontano dalle chiese, per la causa sbagliata, 28.6.21).

L’autore del servizio evidenzia le varie fasi che hanno portato all’abitudine a non inginocchiarsi all’interno delle chiese, anche perché in molte chiese sono stati eliminati i banchi per inginocchiarsi, a volte è sparito anche l’inginocchiatoio dei confessionali, spesso si offre una sedia. Villa ricorda che “lo stare in ginocchio aiuta a mettersi nella disposizione d'animo di umiltà necessaria per confessare i peccati, il sedersi è tipico di due persone che parlano, annacquando in questo modo il significato penitenziale di questo Sacramento”. Sostanzialmente, ormai è raro vedere fedeli inginocchiarsi per ricevere la comunione. Pertanto, il giornalista de Lanuovabq.it scrive: “Non sorprende che il gesto dello stare in ginocchio sia divenuto ora un gesto politico - dove si cessa di inginocchiarsi davanti a Dio, si finirà per farlo davanti agli uomini”.

Ci sarebbero da fare altre riflessioni sugli “inginocchiamenti antirazzisti” dei calciatori. Sarebbe interessante capire a quale “razzismo” fanno riferimento. C’è solo quello che riguarda i neri americani, difesi ideologicamente dal violento e terroristico movimento BLM? E tutti gli altri razzismi del mondo? E perché non manifestare anche per altre cause? Quelle degli Uiguri, dei Tibetani. Perché non inginocchiarsi per la barbara uccisione della povera Saman Abbas, o per le tante donne pakistane cristiane perseguitate e abusate.

“Nei fatti la retorica “antirazzista” - scrive in un editoriale Marco Faraci su atlanticoquotidiano.it - ha definito un concetto ben specifico e “ad hoc” di “razzismo” che si identifica con la colpevolizzazione selettiva dell’Occidente “bianco”, che invece è – guarda caso – proprio la parte del mondo che maggiormente ha superato i pregiudizi su base razziale, che è più economicamente e culturalmente aperta all’immigrazione e dove è più facile la mobilità sociale
”.

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