11 Luglio 2020
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I tre ideatori

RESURREXIT, un capolavoro di arte e cultura religiosa al Teatro Val D´Agrò.

15-04-2016 11:18 - S. TERESA DI RIVA
Il 2 e 3 aprile scorso al Teatro “Val d´Agrò”, di Santa Teresa di Riva, nella riviera jonica messinese è andata in scena una spettacolare opera teatrale, Resurrexit,“Il mistero pasquale di Cristo”, un recital sulla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Protagonisti e autori di questo interessante spettacolo sono stati la Compagnia teatrale Sikilia (Teatro, Musica, Danza), diretta dalla prof.ssa Cettina Sciacca, la Corale Theotokos, guidata da Sergio Micalizzi e un gruppo di musicisti solisti della Banda Musicale, “V. Bellini”, guidati dai maestri Carmelo Garufi e Antonio Pizzi. Poi ci sono i tecnici che hanno curato la scenografia, con il direttore Christian Martorana, i costumi, la sartoria e i video.

Il tutto è stato coordinato da don Roberto Romeo.
Il progetto religioso, storico-culturale è nato da un incontro singolare fra padre Roberto Romeo, autore del recital insieme al giovane Micalizzi e l´artista Cettina Sciacca, che ha accolto la proposta del sacerdote che tra l´altro è anche uno studioso e autore di testi di storia greco-bizantina. In pratica afferma don Roberto, Resurrexit è nato tra “la sacrestia della parrocchia santateresina di Portosalvo e il teatro Val d’Agrò”.
Per portare il capolavoro artistico sul palcoscenico è stato necessario un duro e serio lavoro di ricerca, di studio e di preparazione; inoltre ha richiesto dei costi notevoli, basti pensare che sono stati coinvolti tra attori, cantanti, musicisti e tecnici, ben 62 persone.

La Resurrezione al centro del mistero pasquale.
Per don Romeo,“Resurrexit, a differenza delle altre numerose rappresentazioni delle Passio, è tutto costruito in funzione della Resurrezione. I fatti della Passione e Morte costituiscono una grande introduzione al momento della Risurrezione abitualmente tralasciato, forse a motivo della difficoltà di coglierne i caratteri fisici come pure i tratti teologici ed antropologici. Il merito del lavoro che qui si presenta è proprio questo: cogliere la dimensione resurrezionale, inscindibilmente legata a quella della Passione, come il culmine del manifestarsi di Dio all’uomo, completezza della rivelazione biblica”.“Resurrexit, perciò, - continua il sacerdote -, non è un concerto sic et simpliciter e neppure una rappresentazione teatrale; vuole essere piuttosto un modo originale di presentare il mistero pasquale di Cristo mediante il ricorso a diverse discipline artistiche: musica, canto, prosa, poesia, omiletica, arte figurativa”.

Peraltro la sacra rappresentazione è stata arricchita dall’inserimento di alcuni brani in dialetto siciliano (Ah sì, versate lacrime! e Preghiera alla Vergine) e di significative immagini a tema di artisti locali: Antonello da Messina (Crocifissioni e il Cristo morto sostenuto da un angelo) ed Enico Salemi (Croce biblico-teologica della parrocchia Santa Maria di Portosalvo in Santa Teresa di Riva). Queste raffigurazioni, insieme alle numerose altre immagini appositamente selezionate, tratte da pittori e scultori fiamminghi, rinascimentali e moderni, hanno dato colore e spessore artistico-culturale a Resurrexit. Ugualmente si può dire della proiezione di alcuni tratti di note produzioni cinematografiche: Gesù di Nazaret di Franco Zeffirelli, The Passion di Mel Gibson e altri lavori.

Resurrexit nel solco della traditio cristiana.
Il recital si apre proprio con la lettura (il prologo) di padre Roberto di un passo dell´”Omelia sulla Pasqua di Melitone di Sardi (II secolo), mentre sullo sfondo scorrono le immagini dell´agnello immolato.
Poi inizia il recital che si divide in quattro momenti: il 1° l´Ora della Passione; il 2°, l´Ora della Morte; il 3°, l´Ora di Maria; il 4°, l´Ora della Pasqua. Certo non intendo proporre il copione di Resurrexit, ma credo sia doveroso presentare in sintesi alcuni momenti della splendida manifestazione. Scene e narrazioni si svolgono tutte sul Palco del teatro. Quasi due ore di spettacolo che consentono di affrontare i temi inerenti la Passione, Morte e Risurrezione del Signore, in un cammino di rivisitazione teologica reinterpretato magistralmente dagli attori della compagnia ma perfettamente coerente al contenuto della Sacre Scritture.

L´introduzione viene fatta da Maria, magistralmente interpretata da Cettina Sciacca, la madre di Gesù, che squarcia il silenzio e inizia a narrare i fatti della passione del Figlio. La Sciacca in pratica svolge il ruolo di guida che introduce i vari momenti dell´opera, ma nello stesso tempo recita e interpreta il personaggio dominante che è Maria. Chiaramente tutti gli altri personaggi, tutti appartenenti alla Compagnia, da Pietro a Pilato, interpretati da Alfredo Scorza e Maurizio Leo, compreso lo stesso Gesù, ruotano intorno a Maria. L´Ora della Passione inizia con il canto, “E lo credemmo abbandonato da Dio”. Siamo all´Ultima Cena, sul palco ci sono gli apostoli e Gesù, ben interpretato da Diego Cucuzzella. Il 2° momento inizia con la musica del canto,“l´orme sanguigne”, dopo il processo a Gesù, Pilato, ordina ai soldati di flagellarlo.

In questo frangente viene proiettato il video sulla crocifissione e morte di Gesù, con la deposizione, realizzato sulla collinetta (il Calvario) che domina l´artistica cittadina di Savoca che si presta molto per queste manifestazioni, la musica di sottofondo è“La via dei martiri”. Tra la fine del 2° e l´inizio del 3°momento, Maria con il sottofondo musicale, di un coro greco, con veli e mantelli neri, recita la preghiera a Gesù Crocifisso, tratta dal Rosario al “Patri ri li grazij” di Ciminna (PA). “Gesù miu appassionatu, a la Cruci fustivu ‘nchiuvatu lu me cori è accussi ‘ngratu ca ‘un chianci lu me peccatu. Jò ti vegnu a visitari, Redenturi ‘un m’ abbannunari. E lodamu lu Redenturi. E lodamu sempri e spissu, a Gesù lu Crucifissu”.
Poi viene portato in scena Gesù morto, avvolto in un lenzuolo, e deposto sulle ginocchia di Maria. Nel momento del canto“Lodi a Cristo”, scorrono le immagini della “Pietà” di Michelangelo. Con la statua dell´Addolorata e la Croce sul palco su tre leggii, Maria, Gesù e il Nunzio eseguono la drammatizzazione del testo “Donna de Paradiso” di Jacopone da Todi (XIII secolo). Nel video scorrono alcune frasi chiave del testo di Jacopone, tradotte in italiano corrente.

Alla fine della drammatizzazione, gli attori introducono i segni della Passione e li consegnano a Maria, seduta ai piedi della croce, che li depone ai piedi del patibolo. Nel frattempo scorrono delle immagini relative alla Deposizione e a Maria. Inizia, intanto, il canto “Stava Maria dolente”.

Dopo il canto, Maria si alza, sale sulla pedana, sveste gli abiti della Madre di Gesù assumendo quelli di una donna del popolo; si avvicina alla statua dell’Addolorata, l’abbraccia e prega la Vergine. Mentre il coro continua ad eseguire, ma a bocca chiusa, il canto “Stava Maria dolonte”. A questo punto, Maria recita la “Preghiera alla Vergine”:“Santa Virgini, vui matri puru fustivu d’un figghiu, chi vulennulu lu Patri cu la manu e lu cunsigghiu da l’artigghiu di la morti libirau l’umanità. Chissu vostru figghiu duci fu di spini ‘ncurunatu. Supra un troncu riu di cruci lu vidistivu oltraggiatu e ammazzatu. Ma, a la fini, si muriu, risuscitò. Iddu o’ matri avvinturusa, vivu ancora avi ‘à turnari Chista grazia purtintusa di lu so’ risuscitari S’avi a fari!!! O lu figghiu, o ‘n mi movu cchiù di ccà!! O lu figghiu, o ‘n mi movu cchiù di ccà!!”.
Il recital si conclude con il 4° momento, la Resurrezione del Signore dove viene introdotta la musica della sequenza “Victimae Paschali”. Intanto viene proiettato il video sul momento della Resurrezione, realizzato a Savoca. Gli ultimi momenti del recital sono dedicati a Gesù che parla con i due discepoli di Emmaus.

Il Teatro uno strumento per evangelizzare.
Naturalmente la visione di questo straordinario spettacolo storico culturale e religioso si presta a delle considerazioni e riflessioni, soprattutto per chi è impegnato nella nuova evangelizzazione. E´ possibile attraverso il teatro veicolare il messaggio evangelico? Dopo la visione di Resurrexit di sabato sera a S. Teresa, rispondo di si. Tra l´altro il recital ha avuto un successo clamoroso, seguito da un numeroso pubblico che ha ringraziato gli attori con applausi prolungati, erano presenti alcuni sacerdoti. A questo proposito sarebbe una buona cosa poter replicare il recital nelle parrocchie, magari nelle feste patronali estive, invece di scervellarsi per trovare cast più o meno adatti alle feste religiose.

Del resto la Chiesa nella sua lunga storia ha sempre utilizzato varie forme di comunicazione sociale per evangelizzare, penso soprattutto all´arte, alla musica, al cinema, allo sport, ma anche al teatro. La Chiesa nonostante le calunnie avanzate da certi gazzettieri più o meno illuminati, è stata sempre all´avanguardia, per esempio,Vittorio Messori, scrittore cattolico, sostiene che quando Gutemberg scoprì i caratteri mobili della stampa, il papa di allora mandò subito dei monaci a Magonza in Germania per apprendere il nuovo metodo di scrittura. Le manifestazioni teatrali sono stati utilizzati sempre dagli uomini di Chiesa, fin dal Medioevo, dove fiorirono forme teatrali spontanee, con gruppi di attori o di interessati alla trasmissione del messaggio evangelico. La Chiesa intuì la grande capacità comunicativa e coinvolgente di queste forme di comunicazione.

Esempi di spettacoli teatrali che portano a Cristo.
Mentre preparavo questo intervento su Resurrexit, ho trovato un interessante studio sull´argomento, di una docente dell´Università per Stranieri di Perugia, Dianella Gambini, (Il Teatro come strumento dell´evangelizzazione francescana). La studiosa dà conto di come i francescani iberici utilizzavano abbondantemente le rappresentazioni teatrali per evangelizzare gli indios della Nuova Spagna, in Messico. Si intendeva trasmettere in forma piacevole il dogma religioso e gli insegnamente della Morale cristiana. Naturalmente oltre agli altri momenti della Storia di Gesù, come la Natività, si prestava molto la Passione di

Nostro Signore Gesù e la sua Resurrezione.
Seguendo il modello di S. Francesco impiegavano il dialogo e la visualizzazione di immagini come mezzi per imprimere nella memoria degli ascoltatori il messaggio religioso. Del resto già S. Francesco, scrive la Gambini,“aveva compreso che la predicazione non poteva esaurirsi nell´omelia pronunciata dal pulpito; allo scopo di stabilire una piena comunicazione con gli ascoltatori, egli utilizzò diversi mezzi fra i quali la musica, il canto e l espressione drammatica. Il poverello d Assisi compose e musicò delle laude che chiedeva ai frati di cantare per preparare le persone all´ascolto della parola del Vangelo fra i primi eventi spettacolari del medioevo si annovera la ricostruzione drammatizzata della Natività a Greccio, la notte di Natale del 1223, ideata proprio dal santo”.

Molti furono i santi che utilizzarono le forme teatrali, il grande S. Giovanni Bosco puntava molto sul teatro come azione educativa privilegiata. Don Bosco addirittura vedeva il teatro come scuola di santità.“E tuttavia il teatro promuove ancora altri valori: fa emergere qualità che gli stessi giovani non sanno di possedere; abitua a lavorare con sacrificio; mette gomito a gomito giovani e adulti coinvolti nello stesso progetto; è esercizio d’arte, di lingua, di dizione, di controllo e gestione del corpo; è esperienza di gioco, di attività sociale, controllo autocontrollo di emozioni; costruisce appartenenza, fondamentale per una crescita identitaria di ogni giovane; accumula ricordi belli, emozioni forti che accompagneranno i giovani per moltissimo tempo [...]

Educando il giovane al teatro d’insieme, lo si educa alla socialità, alla collaborazione, al lavoro di gruppo. Non si può recitare “insieme” se non c’è volontà di accettazione degli altri e un corretto orientamento della propria aggressività. È attraverso la drammatizzazione che il ragazzo riesce a superare il complesso dell’altro che ascolta o che vede. In alcuni casi invece viene ridimensionato: le sue ingiuste pretese o l’individualismo vengono disciplinate dal gruppo o dal regista per raggiungere lo scopo d’insieme”. (Michele Novelli, Il Teatro “educativo” di don Bosco, Quaderni cannibali, maggio 2012, donboscoland.it)

Sul tema si è espresso anche Concilio Vaticano II con l´Istruzione Pastorale, “Communio et Progressio”, del 23 marzo 1971, che diede le direttive teoriche e pratiche sugli strumenti della comunicazione Sociale, tra questi gli spettacoli teatrali. Al paragrafo 4 dopo aver sottolineato l´importanza comunicativa del teatro, si sottolinea che“La Chiesa segue con simpatia e attenzione l´arte scenica, che nelle sue origini era strettamente legata a temi di carattere religioso. Questo antico interesse per i problemi del teatro deve animare anche i cristiani di oggi, per ricavarne tutto l´arricchimento possibile. Gli autori di teatro devono essere sostenuti e incoraggiati a portare sul palcoscenico la problematica religiosa moderna; questo è spesso un efficace incentivo a una ulteriore diffusione attraverso gli altri strumenti della comunicazione”.

E San Giovanni Paolo II dinanzi al "dramma della nostra epoca", cioè della frattura, fra Vangelo e cultura, ci invitava a portare il messaggio cristiano "nella cultura dei media". I mezzi di comunicazione sociale, infatti, hanno raggiunto una tale importanza da essere per molti il principale strumento di informazione e di formazione, di guida e ispirazione per i comportamenti individuali, familiari e sociali (Cfr. R.M., n. 37).


Fonte: di "Domenico Bonvegna".

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