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23 Luglio 2021
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L’analisi della prof. Maria Caccamo Caltabiano

Le monete uniche dello Stretto:Utilizzate nel 488 a. C., ai tempi di .

28-02-2016 16:15 - Storie da Raccontare
È il 488 a.C. quando Anassila di Reggio occupa la città di Zancle e la rifonda come “Messene”. In questa fase compaiono delle monete comuni alle due sponde dello Stretto. Su questa “monetazione unica” si è soffermata l’analisi della prof.ssa Maria Caccamo Caltabiano, ordinaria di Numismatica e docente di “Iconografia e Archeologia della Moneta” all’Università di Messina, nonché vicepresidente del Consiglio internazionale di numismatica, ospite venerdì pomeriggio del Gabinetto di Lettura.

«Nel passato, quando non c’erano i media attuali - ha ricordato - gli strumenti di comunicazione privilegiati erano le monete, documenti ufficiali che ci parlano per simboli che però purtroppo oggi sono sconosciuti ai più». E Anassila sceglie simboli precisi per una monetazione che «rafforzava l’unione e consentiva la libera circolazione nella regione dello Stretto, così come oggi avviene in Europa con l’euro».

Nei tetradrammi vengono infatti raffigurati prima la testa di un leone e di un toro e poi un vitello, sino ad arrivare, in ricordo della vittoria di Anassila ad Olimpia nel 480, a raffigurare il tiranno che guida un carro trainato da mule. E l’affascinante tesi della Caltabiano è che il mulo, in quanto incrocio dell’asino e della cavalla, si prestava bene come “immagine parlante” della commistione di due popoli, i calcidiesi (le genti ioniche che avevano fondato la città) e i messeni (le genti doriche che l’occuparono) e della loro possibile convivenza.

«La lezione che Anassila tiene a fornire è un’unione politica di Messene e Rhegion basata sulla concordia dei popoli». «Le monete - ha aggiunto la studiosa - hanno senso nel loro contesto culturale d’origine, ma, come portatrici di simboli, travalicano il periodo di appartenenza». È il caso della Peloriàs (la “conchiglia”, che sottintende anche la forma del territorio locale) e del Pheraimon (il condottiero) che compaiono sul verso e sul retro di una moneta successiva e che potrebbero essere letti come gli antecedenti della “Gigantessa” e del “Gigante”.


Di "Claudio Staiti" - Gazzetta del Sud.

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