05 Dicembre 2020
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«Sicilia, disoccupazione giovanile al 55%. Pagliaro (cgil): «il 2015 sarà peggiore».

09-01-2015 20:32 - ECONOMIA E FINANZA
«In Sicilia la situazione è peggiore rispetto alla media italiana: qui la disoccupazione giovanile è vicina al 55%». Lo afferma Mimmo Milazzo, segretario generale della Cisl Sicilia, che mira sulla Regione: «Il governo deve veicolare i fondi europei verso la creazione di lavoro giovanile e di sviluppo reale. Discuta con le parti sociali su come traghettare le risorse europee verso la creazione di posti di lavoro veri. Attendiamo che il governatore Crocetta ci convochi sull´esercizio provvisorio e sui grandi filoni di intervento, dal turismo ai beni culturali fino alle infrastrutture, indispensabili per attrarre investimenti esteri».

È pessimista Michele Pagliaro, segretario generale Cgil Sicilia: «Dal 2008 si sono persi oltre 220mila posti di lavoro in Sicilia, soprattutto nel privato. E la situazione finanziaria della Regione, unita alla spending review che va avanti, fa presagire un 2015 ancora più drammatico. Non vediamo un´inversione di tendenza, con una Regione che spreca risorse (come i 70 mln del Piano giovani andati in fumo) e che non ha mezzi per cofinanziare i programmi europei».

Per Claudio Barone, segretario generale della Uil Sicilia, «i posti di lavoro non si creano per decreto, anzi il Jobs Act favorisce i licenziamenti. Chiediamo - continua Barone - politiche di sviluppo. Il governo Renzi aveva cominciato bene con gli 80 euro, ma poi ha fatto scelte diverse dando più ai ricchi e meno ai poveri». Quanto alla Sicilia, Barone è convinto che vi sia «una estrema debolezza, per via di una situazione economica delicata e di un governo regionale che rischia di essere uno "zombie" che sopravvive a se stesso senza avere una capacità riformista.

Un esempio per tutti: quello con l´Eni per Gela è un buon accordo, ma ancora non si è visto nulla. E all´Ars - conclude - si blocca tutto perchè la politica pensa a se stessa e alle beghe interne».
Dura la linea di Giorgio Cappello, presidente della Piccola industria di Confindustria Sicilia: «In Sicilia manca un vero piano industriale, che punti allo sviluppo dell´impresa manifatturiera e delle pmi. Per creare lavoro e aumentare il Pil, alla Sicilia basterebbe copiare il piano industriale del Ruanda».

Il riferimento non è casuale: «Per combattere la disoccupazione - spiega Cappello - non serve l´austerità, ma più investimenti e maggiore attenzione alle imprese. Nelle Finanziarie regionali ci sono politiche a sfavore delle imprese. E se ora è apprezzabile il Testo unico per le attività produttive esitato dalla Terza commissione dell´Ars, attendiamo da febbraio risposte sulla piattaforma che abbiamo presentato al governo per triplicare l´export delle imprese. Oggi chi ha capacità e fondi guarda ai mercati africani e del Medio oriente. Ma servono anche manager dell´export. Avevamo chiesto all´allora assessore Scilabra di formarli, ma, via lei, è finito tutto. Per creare lavoro - conclude - non si deve puntare su precariato e pubblica amministrazione, ma su un sostegno all´imprenditoria non fatto di contributi, ma di regole chiare».

Articol di Michele Guccione
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