29 Ottobre 2020

Rivedere nella storia è un obbligo. L´ultima parola non esiste.

23-07-2016 01:57 - Il PUNTO DI....Domenico Bonvegna.
A cosa serve lo studio della Storia? Tante volte ci siamo posti questa domanda. Il libro di Paolo Mieli, "I conti con la storia", Rizzoli (2013) risponde alla domanda già nel sottotitolo: "Per capire il nostro tempo", pertanto ha ragione il fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, quando afferma che "chi sbaglia storia, sbaglia politica". E sono troppi oggi i politici in Europa che non conoscono la Storia.

Il libro di Mieli è interessante perchè smaschera, smonta diversi pregiudizi storici e ideologici, diversi luoghi comuni, prendendo in esame alcuni fatti, avvenimenti che hanno segnato la storia italiana e mondiale.
Peraltro Mieli nel testo cerca di criticare, gli effetti perversi dell´uso politico della storia, fino ad arrampicarsi in "tesi ardite" per spiegare come sono andate veramente i fatti. Per fare questo si avvale di una folla di studiosi, di storici, conosciuti e meno conosciuti.

Le pagine del libro,"attraversano oltre due millenni di storia, di storie e di uomini, ma anche di interpretazioni, errori di valutazione e menzogne". L´ex direttore de Il Corriere della Sera, ha scelto alcuni argomenti da sottoporre al lettore: si passa dai secoli d´oro di Pericle ad Atene a Martin Lutero. Dallo schiavismo africano, alla guerra civile spagnola. Dalla presunta lotta di classe di Spartaco, all´uso politico di Carlo Magno. Dalla vera storia del nostro Risorgimento e della conquista del Sud, all´esposizione del delicato argomento dell´olocausto ebraico. Fino agli ultimi vent´anni di storia, proprio dopo il secolo delle idee assassine, come li definì lo storico inglese Robert Conquest.

Il testo è diviso in tre parti, tutte in riferimento alla memoria: La memoria divisa; la memoria riscritta; la memoria italiana. Tuttavia ogni capitolo del libro può essere letto per conto proprio, tralasciando quello o quelli che il lettore ritiene opportuno.
I "conti con la storia", è un libro che dovrebbero leggere tutti, dai cosiddetti revisonisti agli antirevisionisti, dai nostalgici borbonici a quelli che non lo sono, da quelli di destra a quelli di sinistra; da chi ha una fede religiosa a chi non ne ha. Ma soprattutto il libro è importante per le nuove generazioni, a cui, ogni volta, occorre ripetere da capo tutto quanto. Per questo, quello di Mieli è anche un ottimo libro da affiancare al manuale di storia in uso nei licei.

Dunque bisogna sempre fare «i conti con la storia» e non sono mai conti facili: sono come gli esami che non finiscono mai. "La storia che Mieli viviseziona è quasi sempre falsificata dai vincitori - Scrive Paolo Guzzanti - quando Hitler invase la Polonia nel 1939, il suo alleato e fervido ammiratore Stalin invase secondo gli accordi russo-tedeschi la Polonia da Est. L´Armata Rossa compì ogni sorta di violenza e crimini, senza contare lo scandalo della consegna reciproca fra svastica e falce e martello di rifugiati ebrei contro rifugiati anticomunisti sul ponte di Brest-Litovsk. Il risultato è che dopo la fine della guerra si conoscono solo i crimini tedeschi, non quelli sovietici.

Recentemente intervistato in una presentazione del suo ultimo libro, Mieli afferma: "Le grandi crisi attuali come quelle scaturite dalla situazione dei migranti e dalla nascita del califfato islamico, possono essere affrontate solo grazie ad una consapevolezza diffusa ed estesa che richiede studio e continua elaborazione".
Il libro inizia con la "guerra civile ateniese", di duemilacinquecento anni fa, interessante racconto perchè quello che è successo allora ad Atene, poi si ripete altrove, come in Spagna e in Italia. In particolare i processi ai presunti traditori, come quello a Teramene."Un processo, il suo, simile a tanti ai quali assisteremo in seguito, per secoli e secoli". Scriveva Francois Mauriac, che"occorre guardarsi dalla ingannevole nobiltà delle guerre civili", sono,"le più impure di tutte le guerre e quelle che generano le più ineluttabili sequele di crimini, quale che sia il grado di sincerità o di eroismo di coloro che le combattono".

Qui Mieli per riflettere e individuare i risvolti e i raffronti con cose accadute in un recente passato e perfino nei tempi attuali, fa riferimento al libro di Luciano Canfora,"La guerra civile ateniese".
Nella prima parte l´autore inizia ad affrontare la casualità della rivoluzione di Lutero, quando l´Europa andò in frantumi, "fu una divisione lacerante, con l´esplosione di sentimenti di odio feroce come solo tra fratelli possono scatenarsi", scrive Mieli.

In pratica nel XVI secolo,"monarchi, preti, suore, mercanti, contadini, operai furono tutti colpiti da idee che sconvolsero le loro esperienze e i loro ricordi spingendoli a comportarsi in modi nuovi, talvolta ammirevoli e talora mostruosi".

Secondo Erik H. Erikson, ne Il giovane Lutero, l´atto di sfida di Martin nei confronti della Chiesa, sarebbe all´origine del suo conflitto da ragazzo contro il padre. In questo capitolo il giornalista si avvale di diverse fonti per spiegare la rivolta di Lutero, in particolare quella di MacCulloch che definisce quella protestante "una rivoluzione scoppiata per caso". Del resto anche Joseph Lortz e Erwin Iserloh nella Storia della Riforma scrissero anni fa che fino al 1517 Lutero "aveva riscoperto qualcosa di genuinamente cattolico, qualcosa che non doveva necessariamente provocare una lacerazione nella Chiesa" ma "anzi divenne riformatore senza volerlo"; tanto più che il contenuto delle tesi di Lutero, "non era affatto in contrasto con le dottrine allora sostenute dalla Chiesa". Addirittura sostiene MacCullach che Leone X considerò le prime controversie successive alla pubblicazione delle tesi alla stregua di momenti della "solita baruffa tra domenicani e agostiniani".

Pertanto, ordinò agli "agostiniani tedeschi di regolare da sé quella fastidiosa faccenda".
Sembra che la situazione sia precipitata durante i dieci mesi di permanenza di Lutero nella fortezza di Wartburg, nel 1522 Lutero cercò disperatamente "di mettere un argine alla rivoluzione che egli aveva provocato", ma ormai era tardi. Infatti mentre era recluso volontariamente a Wartburg, "la storia dell´umanità e in particolare quella dell´Europa era irrimediabilmente cambiata". Segnalo che per questo argomento Paolo Mieli, cita il pregevole lavoro del pensatore brasiliano Plinio Correa de Oliveira, "Rivoluzione e Controrivoluzione".

Tra gli argomenti ardui non poteva mancare quello dell´inquisizione. Qui i riferimenti bibliografici di Mieli sono tanti, si va da Adriano Prosperi a Christopher Black. Il tema è assai composito. I sistemi inquisitoriali furono diversi tra loro. La storica Annette Schutte, ha spiegato con molti validi argomenti, che il sistema inquisitoriale ha"offerto la migliore giustizia criminale possibile nell´Europa dell´Età Moderna".
Comunque sia Mieli sull´interpretazione della vicenda inquisizione, fa parlare Black: "correggendo le esagerazioni della ´leggenda nera´, spero però di non alimentarne una ´rosa´ o ´grigia´".
Subito dopo Mieli affronta il tema del grande inquisitore ginevrino Giovanni Calvino che manda al rogo Michele Serveto, un martire della libertà di pensiero.

Passando ad un altro tema, Mieli si occupa di uno studio di Paolo Macry,"Gli ultimi giorni", che si occupa, come recita il sottotitolo, di Stati che crollano nell´Europa dell´Ottocento, qui viene analizzato il crollo simultaneo di tre stati: la Russia di Nicola II, l´Austria-Ungheria di Carlo d´Asburgo e la Germania di Guglielmo II. "Tre Stati che vengono travolti dalla prima guerra mondiale e che, secondo la maggior parte degli storici, erano da tempo predestinati a quell´infausto esito".

Per Macry invece non è così, non era affatto scontato che questi tre Stati dovessero sparire, anzi, non è vero che i tre paesi fossero sull´orlo del collasso. Per quanto riguarda Nicola II era a capo di un impero molto potente dal momento che può contare sul più grande esercito del mondo, un "rullo compressore" di circa cinque milioni di uomini. C´è un episodio significativo che viene raccontato da Mieli, in riguardo a Lenin che alla vigilia della presa del Palazzo d´Inverno, Lenin col volto coperto ha rischiato di essere arrestato da una pattuglia a cavallo, si è salvato perché si è finto ubriaco. "Fosse stato arrestato, il colpo di stato bolscevico avrebbe potuto benissimo non verificarsi mai [...]".
I temi che Mieli presenta sono tutti abbastanza interessanti, naturalmente non possiamo continuare, lo faremo nel prossimo intervento.

Poi: "Le grandi crisi attuali, come quelle scaturite dalla situazione dei migranti e dalla nascita del Califfato islamico, possono essere affrontate solo grazie ad una consapevolezza diffusa ed estesa che richiede studio e continua elaborazione".
In sintesi: meditate, gente, meditate, ma prima studiate.

TAORMINA
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