01 Dicembre 2020
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Quando la gioia di dar la vita ad un figlio viene offuscata dalla ´fredda e distante´ medicalizzazione.

17-04-2015 09:07 - Storie da Raccontare
Per una donna dare alla luce un bambino è un fatto eccezionale per quanto sia naturale, intimo e personale. Per molte donne è il coronamento di una vita procreare, avere uno o più figli, sono gioie della vita, si dice comunemente.

La gravidanza e il parto poi sono esperienze che cambiano in maniera radicale la vita di una donna, non solo il suo corpo, ma il modo di approcciarsi alla vita stessa... come se riuscire a darla ad un altro essere vivente illuminasse la propria e di riflesso anche quella circostante.
La maternità, dal momento del concepimento, è non solo un periodo durante il quale il corpo femminile modera il proprio aspetto per divenire culla di quella che si sta generando, ma anche mentalmente e sensorialmente la donna cambia approccio con ciò che la circonda.

Ogni donna ha in sé il germe della vita e nel divenire mamma si acquista nuova e responsabile consapevolezza.
E´ anche per questa ragione che molta attenzione è dedicata, da parte della medicina contemporanea e della donna, alla maternità e alla libera scelta del parto, qualora non vi siano complicazioni fisiche che minano la salute della gestante e del nascituro, le quali suggeriscono valutazioni mediche atte a salvaguardare la buona condizione di entrambi.
La letteratura odierna sul parto è ampia e le future mamme, grazie anche alle tecnologie informatiche, s´informano maggiormente oltre a tener fede ai suggerimenti del proprio ginecologo. Più attenzione alla propria salute, spesso monitorata durante i mesi di gestazione, migliore consapevolezza del proprio corpo che cambia, maggiore valutazione dei rischi e preparazione mentale e fisica al parto con i corsi preposti ai futuri genitori, fanno sì che oggi moltissime donne scelgano liberamente come vivere il lieto momento in cui daranno vita al proprio figlio, sognando di cullarlo presto tra le braccia.
Tra donne, spesso neo spose e neo mamme, ci si sente dire che i mesi di gravidanza siano i più felici per ´chi attende´... e forse è proprio così col senno del poi. Ovviamente tutto dipende dalla personale esperienza di quei mesi e allo stato di salute che viviamo, ma ciò che accomuna il pensiero di tutte è che una nuova dolcezza pervade ogni cosa si compia. Ci si rende subito conto che si vive per due e che la vita è preziosa ogni secondo.

Solo un pensiero può offuscare l´intero periodo, il momento del parto. Seppur ci si sia preparato ad esso, informate per conoscere cosa e come accadrà o vissuto altri parti in precedenza, ogni nascita è storia a sé e suscita, sempre, qualche timore alla gestante, anche se il partorire è realtà femminile e fatto naturale.
Chi ha sperimentato la gioia della vita ricorderà il momento in cui tutto è pronto perché il/la ´frugoletto/a´ venga alla luce, speranze, paure, lacrime, dolore, spinte, tensioni, urla, epiteti contro il consorte, i respiri e poi lo senti, il suo pianto, lo vedi così minuto e così forte allo stesso tempo... e la gioia ha il sopravvento su tutto quello che è stato il darlo alla vita.
Il momento del parto è un fatto così intimo e personale, anche se avviene in maniera medicalizzata, che coinvolge tutta la neo famiglia, mamma e papà che si son preparati a vivere insieme tale esperienza unica e totale, un ricordo che si porterà avanti negli anni, soprattutto quando ci si soffermerà a raccontare al proprio figlio/a la sua nascita. Tutta la famiglia ne è partecipe, sono momenti in cui si rinsaldano gli affetti e la loro presenza sono supporti notevoli per la neo mamma.

Fin qui è tutto ok se l´esperienza del parto avviene come si è desiderato, trovando negli altri, competenza, supporto ed empatia, che se non strettamente necessaria, umanamente sarebbe gradita.
La storia di una giovane mamma, alla sua terza gravidanza, ha dell´incredibile quanto scioccante, se si pensa che oggi tante sono le informazioni che si danno in materia e si apprezzano le future mamme che sanno come vivere e scegliere la maternità. Del resto, molti ginecologi e ostetriche impiegano tempo nell´organizzare convegni o scrivere trattati sull´importanza di una gestazione consapevole e libera, arricchendo bagaglio e, perché no, anche portafoglio personale.
Ma tra lo scritto e il fatto a volte c´è l´abisso ed è quello che è accaduto a una giovane mamma, appena ventiseienne ma esperta di altri due parti nei quali son nate due splendide figlie. Non è quindi una primipara e una certa esperienza, diciamola così, l´ha acquisita sul campo... ops, in sala travaglio!
E´ 1 ottobre 2014, lei si chiama Sandra, suo figlio decide di venire al mondo, cornice dell´evento l´Ospedale Sirina di Taormina. Tutto scorre ´liscio´ fino a quando Sandra non entra in ospedale, nel cuore della notte, accompagnata dal marito che si prepara mentalmente a vivere l´ennesima nascita tenendo la mano della moglie, confortandola.

E´ la sua terza gravidanza, conosce il suo corpo come risponde alle sollecitazioni del parto, non è inesperta, anzi è una donna che si è informata sui molteplici aspetti del parto stesso e sa come vuole partorire e soprattutto chi avere accanto per trovarne conforto.
Ma quel giorno non è solo il giorno in cui suo figlio nasce ma anche quello in cui lei perde la sua floridezza per quanto ha vissuto in quelle ore durante il travaglio e il parto.

Sperimenta la solitudine, la rabbia, il dolore come mai prima aveva sopportato, la delusione e la derisione delle persone, a lei estranee, che erano preposte al benessere fisico e psichico in quelle ore delicate, anche se alla fine tutto si è risolto bene come testimonia la stessa madre attraverso il suo blog.
Ed è la lettura di quelle righe che procura choc per quanto è accaduto a questa giovane madre, non primipara, e seppur informata ed esperta di gravidanze e di spinte dolorose ha subito umiliazioni e traumi tali da non vivere serenamente il momento più dolce per una donna, anche se dolorosa. Sandra, che è di origine spagnola, descrive minuziosamente la notte del suo travaglio fino al parto e rimando alle sue parole, perché in quel racconto così sofferto si avverte la solitudine e l´amarezza profonda, oltre che le paure di una donna oggi vive durante un parto fisiologico se non è trattata in modo adeguato, seppur le procedure mediche vengano eseguite secondo protocollo.

E´ un racconto sofferto, difficile non immedesimarsi e rimanere distaccati poiché anche il vissuto della mamma di Sandra, l´unica persona vicina in quelle lunghe ore di sofferenza a darle conforto e coraggio, anche fisico, provoca indignazione e chiede rispetto per la vita che sta procreando e per chi sta nascendo. Sandra ha affidato a questa pagina il suo malessere odierno per quanto ha subito http://giornidibimbi.blogspot.it/2015/04/come-rovinare-una-nascita.html?spref=fb, così come ha fatto la madre di lei, spagnola, raccontando dal suo punto di vista l´esperienza della figlia mentre dava alla luce il nipote.

Lo sgomento e l´umiliazione provata da parte di queste due donne presso il nosocomio taorminese, che riporta ben altre eccellenze in campo medico, dovrebbe far pensare che molto si deve fare in questa specifica affinché si possa definire almeno un reparto più solidale e meno ´nemico´ delle partorienti, visto che nei giorni seguenti la pubblicazione del racconto, molte lettrici del blog e del social network hanno risposto con commenti di piena disapprovazione, suggerendo azioni o esposti legali (cosa che tra l´altro Sandra e marito hanno dato inizio avviando procedimento legale presso un avvocato) al fine che episodi simili non capitino più ad altre partorienti.
Tra le donne che hanno letto e commentato la storia assurda vissuta da Sandra, molte hanno riportato la propria esperienza che differisce di poco, rivelazioni, anche se rese brevemente nel social, incentrano un problema che causa non poca ansia e malessere tra le donne che hanno ´beneficiato´ delle cure del reparto di maternità del "Sirina Hospital".

Esiste una procedura di assistenza medica alle partorienti e non entriamo nel merito che sia stata espletata, ma nel come sì, poiché la testimonianza di Sandra rivela "trascuratezza", "senso di abbandono", poca attenzione alla madre e al nascituro, scarsa o quasi nulla informazione su quanto si andava ad operare sul suo corpo, "senso di accanimento" come il "non voler far assistere" il parto al padre, che per ore è rimasto fuori il reparto senza ricevere nessuna notizia della moglie e del figlio da parte del personale medico.
Sandra l´abbiamo conosciuta, anche di presenza si è avvertito la sua desolazione per essere stata deliberatamente defraudata di una gioia incommensurabile, come la nascita del suo terzogenito, un splendido bambino sorridente e fiducioso del suo mondo.
Abbiamo chiacchierato per ore e colpisce la sua documentata informazione in fatto di gravidanze e parti, e non solo perché mamma di tre bei bambini, lei avrebbe voluto rispettare il parto come realtà totalizzante e privata nel conforto di casa propria se solo avesse potuto permetterselo, ma le Asl siciliane non garantiscono il servizio, così come invece una normativa italiana del 2004, firmata da Giuseppe Palumbo, ginecologo e allora presidente della commissione sanità della Camera, che legittima il parto extraospedaliero quando un ginecologo o un´ostetrica certificano l´assenza di rischi: "Nessuna spesa sarà a carico della partoriente ma del Servizio sanitario nazionale (...) le garanzie di assistenza proseguiranno anche dopo il parto, gratuitamente" dice la legge.

Dunque il parto a domicilio dovrebbe essere rimborsato dalle Asl, che risparmiano i soldi del parto ospedaliero.

La Sicilia, come in altre regioni italiane, questo non avviene comportando di fatto quanto afferma l´avvocato e presidente del Movimento per la Difesa del cittadino di Varese Maria Teresa Vaccaro: "questo significa scoraggiare la libera scelta delle donne".
Quella stessa scelta che viene largamente incoraggiata dalla numerosa letteratura in tema maternità a moltissime donne che oggi, più di ieri, si tengono aggiornate.
Cosa scioccante, ancora oggi nel 2015, è l´idea che qualcuno, in ospedale ti venga a dire mentre ci si dimena per le contrazioni del parto, che si "deve soffrire, altrimenti lei non è nessuno qui dentro...".
Biblicamente parlando è vero che così è scritto, la donna partorirà con dolore, dopo il peccato originale di Eva, ma non è mica vero che nel corso dei secoli non si sia mai cercato di alleviare i dolori del parto. Le prime indicazioni arrivano addirittura dalla cultura egizia, greca, romana e arriviamo ai tempi moderni, dove in campo medico si conoscono modi per alleviare il dolore.

Perché a Sandra non è stato alleviato il suo dolore fisico, anzi le son stati praticati punti di sutura senza praticarle un´anestesia locale anche se a detta del personale medico erano solo pochi punti, così come lei dichiara.
Soffrire non è inevitabile, ma si può alleviare e questo porta con sé rispetto della sofferenza altrui e valore all´umanità all´interno di reparti sanitari.
E´ mai possibile che medici non usino guanti di protezione durante le fasi di un parto fisiologico? Nello sfogo pubblico di Sandra risalta il timore del personale medico di aver preso a mani nude il nascituro, paura di poter essere infettate e poi sporcate dei normali liquidi corporali, come se questo possa in quei momenti preoccupare una partoriente.

Eppure gli esami medici erano stati consegnati e tutto era a disposizione per i sanitari ma Sandra si sente rivolgere anche questo. Di certo non aiuta a non provare ansia e paura di trovarsi da sola con questo personale medico.
Si sente derisa sul fatto di mettere in pratica le sue scelte per il bene futuro del figlio, come quello di tardare il taglio del cordone ombelicale. In un recente studio apparso sul British Medical Journal viene confermato che chiudere il cordone ombelicale in ritardo (tre minuti dopo l´espulsione) potrebbe ridurre l´anemia sideropenia nei neonati. Perché non rispettare la volontà della madre e preoccuparsi, velocemente invece, di applicare il sistema per scongiurare casi possibili di malasanità che si ripercuoterebbero sul reparto.

E l´umana comprensione, solidarietà, empatia?
Eppure una ricerca della Jefferson University di Philadelphia svolta in collaborazione con la Ausl di Parma e pubblicata sulla rivista Academic Medicine, ha stabilito che l´empatia medico-paziente migliora le cure ed è fondamentale.
Dal racconto di Sandra, così come nelle numerose risposte di tante donne al suo post, si evince che qualcosa non ha funzionato correttamente, si è avuta poca sensibilità verso la degente e poco rispetto verso la sua famiglia.
"Forse perché di origini straniere?"
"Forse perché non paziente di un medico interno al reparto?"

Tante sono le domande che turbano ancora oggi Sandra. Quanto è accaduto lo scorso primo ottobre speriamo non accada nuovamente, l´intento nel rendere maggiormente pubblica questa storia è solo quello di rendere confortevole il reparto di ginecologia e maternità dell´ospedale di Taormina, un punto di eccellenza così come lo è per altri reparti.


Fonte: Rosa Anna Salsa
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