28 Settembre 2020

Perché i moderati cattolici si astengono dal voto?

04-08-2014 16:31 - Il PUNTO DI....Domenico Bonvegna.
Nei ballottaggi amministrativi dell´8 giugno scorso il dato più alto degli astenuti sembra essere quello registrato nella città di Caltanissetta, dove appena il 25% degli elettori si è recato alle urne. Come previsto abbiamo assistito a diversi commenti e analisi sul perché soprattutto gli elettori cosiddetti "moderati" restano a casa.

Volendo sintetizzare, mi sembra di individuare almeno due motivi per cui i cattolici e quindi i moderati non sono più stimolati a recarsi alle urne: il primo motivo riguarda i temi economici, a cominciare dalla grave mancanza di lavoro che sta lasciando a casa milioni di giovani (che stanno diventando vecchi e quindi impossibilitati di farsi una famiglia) e poi la cosiddetta riforma del lavoro Fornero-Monti che ha innalzato tra l´altro l´età pensionabile a tanti lavoratori sconvolgendogli la propria vita futura. Certamente la colpa di tutto questo non è solo dei politici italiani, dei governi, che quantomeno non hanno saputo programmare il futuro della nostra società e quindi dei nostri giovani, e che soprattutto non hanno mai fatto una vera politica della famiglia, per evitare il sicuro suicidio demografico degli italiani. E´ anche colpa della globalizzazione, della crisi economica, della politica dell´Ue, che assomiglia molto a una nuova "unione sovietica".

Il secondo motivo per cui il cattolico moderato si astiene è perché non ha più partiti, o classe politica di riferimento. I moderati non trovano più rappresentanti politici che abbiano voglia in parlamento di difendere quei principi non negoziabili (vita umana, famiglia, libertà scolastica)che dovrebbero caratterizzare un partito o una coalizione di centrodestra. Quello che è successo in occasione delle votazioni per il "divorzio corto" è indicativo. In pratica soltanto trenta deputati si sono espressi contro, mettendo le proprie convinzioni morali al di sopra del partito, che sia di destra, di centro o di sinistra.

" Ciò che sorprende è la miopia politica delle opposizioni di centro-destra, Fratelli d´Italia e Lega,- scrive Invernizzi, responsabile lombardo di Alleanza Cattolica - e soprattutto non si capisce perché il Nuovo Centro Destra non abbia assunto una posizione contraria, apparendo succube del Pd e del politicamente corretto e costringendo alcuni suoi deputati a votare contro il loro stesso partito. Dove pensano di trovare consensi queste forze politiche se mai riusciranno a darsi una identità forte e visibile almeno a sostegno di quei princìpi fondamentali del bene comune che invece la sinistra non ha mai sposato e Forza Italia sembra avere rinnegato?" (M. Invernizzi, "Divorzio breve tradimento e follia", comunitàmbrosiana.org, n. 136).

A questo proposito potrebbe essere interessante andare a rileggere un intervento del sociologo Massimo Introvigne in occasione delle elezioni presidenziali americane del novembre 2012 ( "Non è l´economia, stupido". Religione, valori ed elezioni americane, 12.11.12 Cesnur.org). In pratica il sociologo torinese sostiene che Barack Obama ha potuto vincere grazie al forte astensionismo degli elettori repubblicani che non sono stati motivati abbastanza dal candidato Mitt Romney che mal consigliato, non ha voluto fare una battaglia elettorale in difesa dei principi non negoziabili come il rispetto della vita umana, la difesa della famiglia naturale e quindi del matrimonio eterosessuale. Peraltro Introvigne sostiene che è successo la stessa cosa anche per le elezioni regionali in Sicilia, dove Rosario Crocetta, candidato del centrosinistra, dichiaratamente omosessuale, è stato votato del 30,47% dei votanti ma solo dal 13,93% degli aventi diritto. Infatti più dell´86% degli elettori siciliani non ha votato per Crocetta.

L´allora candidato di centro-destra, Nello Musumeci, ha deciso "di correre anche lui con il freno a mano tirato su quelli che Benedetto XVI chiama valori non negoziabili". Secondo Introvigne non bastano le motivazioni economiche per fare andare gli elettori a votare, infatti, riferendosi agli elettori americani "Vi sono ormai innumerevoli controprove: per quanto la crisi economica li colpisca, gli elettori della right nation sono convinti che, chiunque vinca, la crisi continuerà più o meno nello stesso modo. Viceversa, vanno a votare se qualcuno riesce a entusiasmarli su temi diversi dall´economia. Se togliamo l´anomalia del 2008 - con le peculiari caratteristiche del caso Obama - le elezioni americane con più votanti dal 1968 a oggi sono state quelle del 2004, trasformate dall´allora presidente uscente George W. Bush, che le vinse, in un vero e proprio referendum sui valori e sugli ideali".

Certo incalza Introvigne," sarebbe grossolano ed eccessivo attribuire le sconfitte di Romney e - ancora, si parva licet - di Musumeci alla sola riluttanza a introdurre nelle loro campagne elettorali in modo più vigoroso gli elementi ideali e dottrinali e i valori non negoziabili". Ma sicuramente la loro sconfitta deriva anche per questa mancanza.

Ritornando all´Italia, mi rendo conto che i princìpi non negoziabili non siano sentiti come fondamentali dalla maggioranza della società, ma è indubbio che coloro che li usano come criterio di scelta politica, ad oggi, non trovano nessuno che li sostenga e difenda. Che questi elettori siano centinaia di migliaia o milioni non lo sappiamo, ma sappiamo che nessuno si preoccupa di loro e così loro non vanno a votare. Essi dunque, esistono ancora, sono circa la metà del Paese, infatti, dopo le ultime elezioni il primo partito italiano è quello costituito dal 42 per cento che non è andato a votare, che a quanto pare è composto da moltissimi potenziali elettori moderati (o conservatori, se vogliamo usare il termine più appropriato).

Dunque questi moderati sono ancora maggioranza nel nostro Paese, tuttavia non devono preoccuparsi o spaventarsi, perché se fate soltanto un poco di conti elettorali vi rendete conto come il successo elettorale del Partito Democratico alle elezioni europee e amministrative, indubbio, sia comunque inferiore in termini assoluti ai 14 milioni di voti che il Pd prese nelle elezioni politiche del 2008, quando pur perse le elezioni ed era guidato da Walter Veltroni.

Allora qual è il problema, è l´assenza di una classe politica di riferimento. Non dico di una classe politica capace, ma proprio di una classe politica che voglia rappresentarli e quindi di giocare la partita dei valori, ma "i partiti di quello che è stato il centro-destra - Scrive Invernizzi - non vogliono giocare questa partita. E neppure quella della fecondazione eterologa o quella del ddl Scalfarotto sull´omofobia. Questo è un fatto, drammatico ma reale, che impedisce al centro-destra di assumere un´identità che lo distingua dal Pd di Renzi.

Peraltro si chiede Invernizzi, "Come allora potranno pensare di incalzarlo, di provare a sconfiggerlo, se non insistendo su quei punti dove dovrebbe esistere veramente una differenza?" (M. Invernizzi, "Moderati", senza guida politica. Coltivare la società, n. 139, comunitàmbrosiana.org)
Questo è il panorama politico del momento, non abbiamo partiti o politici che prendano sul serio la questione dei principi non negoziabili. Del resto una classe politica, una leadership non s´inventa in poco tempo, e peraltro non possiamo neanche sperare nell´"uomo della provvidenza", nell´"uomo forte", non se ne vedono in giro.

Allora la soluzione potrà arrivare soltanto da noi, dal nostro impegno nella società, quello che stiamo facendo con le "Sentinelle in piedi", da "Si alla famiglia", da Manif pour tous Italia" e da tante altre iniziative di rianimazione del corpo sociale da quel lavoro pre-politico che ha sempre fatto per esempio Alleanza Cattolica, ma anche tante altre associazioni del mondo cattolico e penso a Comunione e Liberazione a Rinnovamento nello Spirito, ai Focolarini, alla Comunità di S. Egidio.

TAORMINA
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