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Palazzo Ciampoli la finestra su Taormina: la Regione ha riaperto dopo 32 anni, l´antico edificio medievale.

06-06-2016 22:54 - TAORMINA
Per tre generazioni è stato come un fantasma e nell´ombra della sera si palesava buio in tutta la sua maestosità. Di giorno, sulla facciata, il sole ha rosolato i battenti delle porte e delle finestre rimaste chiuse per 32 anni: Palazzo Ciampoli è un pezzo di Medioevo al centro di Taormina. La Regione siciliana, proprietaria dell´immobile, da qualche mese Io ha riaperto.

L´ Assessore Regionale ai Beni culturali Carlo Vermiglio spiega: «Abbiamo voluto rendere nuovamente fruibile il Palazzo. Lo restituiamo ai cittadini dopo un investimento di due milioni di euro dai fondi europei Po Fesr 2007/2013".

«A Palazzo Ciampoli- aggiunge il vicesindaco di Taormina, con delega alla Cultura, Mario DAgostino - pensiamo di realizzare, in accordo con la Regione, un museo sull´identità siciliana e una pinacoteca d´arte moderna per ospitare numerose opere pittoriche della nostra città. Puntiamo a creare un polo della cultura».

I love Sicilia, per la prima volta dopo tanti anni, ha visitato il complesso monumentale insieme a Giuseppe Ruggeri, l´ultimo erede della famiglia Ciampoli. A guidarci lo storico siciliano Franz Riccobono.

STORIE DI CASATI E RIMANEGGIAMENTI: Palazzo Ciampoli appartiene al filone catalano dell´architettura siciliana del Quattrocento che a Taormina presenta altri esempi come i palazzi Corvaja, De Spuches e Badia Vecchia. «La sua fondazione - spiega Riccobono - è datata 1412, come testimonia lo stemma al centro della facciata sopra il portone d´ingresso. Lo scudo araldico è della famiglia Rosso di Cerami, nobile stirpe dell´aristocrazia catalana che si afferma in Sicilia dopo quella Normanna sotto il regno di Ferdinando II dAragona, detto il Cattolico. Prima di loro il Palazzo appartenne ai Termes, un´altra famiglia spagnola». L´ingresso è decorato con inserti lapidei e pietra lavica di Sfromboli. Sulla facciata del primo piano si trovano cinque finestre bifore, le cosiddette "finestre su Taormina".

Salendo sopra, infatti, e guardando da queste, è possibile vedere tutti i tetti della città e puntare lo sguardo fino alla linea del mare. «AU´interno gli stili sono vari osserva Riccobono - a testimonianza delle diverse proprietà che si sono succedute. Il tetto è completamente rifatto - aggiunge perché è andato distrutto durante il bombardamento delle forze alleate, il 9 luglio 1943». Inoltre negli ultimi anni Palazzo Ciampoli ha subito un profondo restauro. Al piano superiore si trova un arco in mattoni con incise, tra stemmi e scritte, le iniziali "G.C.´; ovvero Giuseppe Ciampoli, padrone del Palazzo dal 1600. Le origini della famiglia, però, risalgono al 1100. Nel 1260 i Ciampoli lasciarono Firenze, durante i conflitti tra Guelfi e Ghibellini e si stabilirono in Sicilia [racconta "La Cronica" del mercante e storico Giovanni Villani).

TRENTADUE ANNI DI BUIO Giuseppe Ruggeri è il pronipote dell´ultima discendente, Isabella Ciampoli, figlia di Pietro. «Il Palazzo tra il 1950 e fine anni Sessanta - ricorda - ha pure ospitato un famoso night club, il "Sesto acuto" Negli L´edificio potrebbe ospitare un museo dell´identità siciliana anni Settanta, il Palazzo, dal 1911 vincolato come bene di interesse culturale del Ministero dell´Istruzione, viene acquistato dalla Regione siciliana per l´esiguo prezzo di 700 milioni di vecchie lire.

Nasce quindi un contenzioso con la tamiglia durato fino agli anni Novanta quando, dopo una stima dell´edificio, la Regione acquisisce il bene per 7 miliardi di lire. Poi altri 25 anni di buio a causa dei lavori di restauro rimasti fermi».

LA COLLEZIONE «È mia intenzione donare la collezione privata della nostra famiglia», spiega Ruggeri. «Si tratta di album fotografici, documenti, atti notarili e manoscritti compresi tra l´Ottocento e gli anni Cinquanta del Novecento; di pregio anche un timbro che risale al Regno delle Due Sicilie». Nel Palazzo, infine, sarà realizzata una sezione che illustra i recenti restauri eseguiti dal personale della Soprintendenza di Messina.

Fonte: I love sicilia di Lillo Maiolino

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