26 Maggio 2022
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Nino Santoro

Il santateresino Nino Santoro ha brevettato Kamira. La caffettiera dell´espresso siciliano.

24-03-2014 21:35 - Storie da Raccontare
Nell´era del consumismo dilagante di capsule dai colori sgargianti e cialde da 5 grammi di caffè misto a essenze esotiche, la riscoperta dell´espresso siciliano passa dalle mani di un artigiano nostrano cresciuto col pallino della moka.

Nino Santoro è di Santa Teresa di Riva, ha 56 anni e ha passato una vita intera a studiare un prototipo di caffettiera che restituisse al caffè il suo primitivo sapore. Quello autentico, ripescato dai manuali del bollitore turco e del Samovar francese. Lui, che è perito meccanico, per oltre 15 anni si è dedicato allo sviluppo di apparecchiature elettro-meccaniche e alle lavorazioni d´acciaio e ferro al servizio dell´edilizia. Frattanto, spinto dalla voglia di gustare l´armonia dei sapori del chicco nero, nel 1998 comincia a sperimentare modelli di caffettiere alternative. «Tutto nasce per gioco - racconta Nino - dalla voglia di scoprire il segreto di una buona tazzina di caffè. Tutte le macchine elettriche presenti in commercio si rompono dopo poco tempo, perché hanno un´obsolescenza programmata e, soprattutto, la maggior parte dei prodotti bruciano i grassi e gli oli contenuti nella polvere di caffè, disintegrandone l´aroma».

Così ha cominciato a smontare e rimontare pezzi di caffettiere, per assemblare un dispositivo in grado di evitare che l´acqua giungesse a destinazione tiepida o troppo calda: «C´è un range di temperatura ottimale che si aggira tra gli 88 e i 93 gradi - continua Nino - e che consente di trasformare gli oli bruciati in vera e propria crema, ricca di profumo e di retrogusti soavi: si tratta di trovare il giusto punto d´incontro tra pressione, volume e temperatura».

Nasce così la sua Kamira, figlia di un periodo di inventiva e creazione: «Durante i miei primi tentativi, la caldaia era ricavata da una Lavazza - spiega - con la saldobrasatura ho applicato il tubo di pesca a cui era applicata una valvola per impedire che l´acqua giungesse tiepida. L´idea di scaldare le tazzine con il calore latente mi è venuta da subito, ovviamente all´epoca per mettere l´acqua svitavo la caldaia e per scaricare la pressione la mettevo sotto l´acqua. Fondamentale comunque l´idea che l´acqua doveva attraversare il caffè con il favore della gravità».

Sperimentazione in evoluzione, in una terrazza diventata laboratorio all´aperto: dopo esplosioni sui fornelli, saldature rudimentali di pezzi rottamati e acquisto di manometri per calcolare il punto d´equilibrio massimo, ecco che nel 2003 inizia la produzione del suo gioiellino. «Non avrei mai pensato che sarebbe poi diventata la mia attività principale - sottolinea Santoro - poi due anni fa, colpito duramente dalla crisi del settore edile, non ebbi molta scelta: la mia invenzione dal cuore verde (che ripudia la plastica delle cialde moderne e si rifà alle miscele antiche), era l´unica cosa che mi rimaneva tra le mani».

Da artigiano a imprenditore, nel 2012 quest´uomo ingegnoso - segnato da un passato altalenante - inizia la sua avventura con un´azienda a gestione familiare, che coinvolge appieno i figli Onofrio (per il marketing), Virginia (all´amministrazione) ed Enrico (impegnato nella produzione). «Da quel giorno ad oggi - continua Santoro - abbiamo venduto oltre 50mila caffettiere, ottenendo tantissimo consenso all´estero, soprattutto in Germania, dove il made in Italiy è molto apprezzato». Per tutti quelli che non rinunciano all´espresso buono e cremoso come quello del bar, questa caffettiera artigianale - economica ed ecologica, brevettata come dispositivo non oggetto ad usura - diventa un utensile d´autore irrinunciabile, che inizia ad avere il favore della critica con articoli e recensioni in India, America e perfino tra le pagine di Le Monde.

Questo prodotto artigianale non ha valvole, molle o guarnizioni, e funziona esattamente come una pentola (su qualsiasi fonte di calore) e può dunque essere portata in ufficio e in campeggio: «Normalmente la pressione delle macchine da bar è molto elevata, 15 atmosfere, mentre la mia invenzione lavora ad appena 3, garantendo anche maggiore sicurezza. L´utilizzo di miscele sfuse permette anche di risparmiare - aggiunge - noi utilizziamo mezzo chilo di caffè della grande distribuzione a due euro, per cui con poco più di due centesimi, e in soli 40 secondi, viene un ottimo caffè».

Adesso l´obiettivo di questa piccola azienda nata in provincia di Messina - e conosciuta in tutto il mondo per aver sfidato il settore dei colossi senza la consulenza di chimici e tecnici - è l´Expo 2015, dove sarà presente con la Regione Siciliana: «La prima sfida vinta è contro lo scetticismo e la burocrazia. Per vedere la mia caffettiera in vetrina, dentro un negozio, ci sono voluti cinque anni». E infatti il suo brand è esploso soprattutto sul web, rimbalzando tra blog e social network. Il resto lo fa il suo piglio da commerciante: fiere di paese, mercatini solidali e banchetti nei centri commerciali. Come da tradizione siciliana.


Articolo di Assia La Rosa

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