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Il Teatro Antico di Taormina abbandonato. Incassa 4 milioni all´anno ma è dimenticato da tutti.

15-01-2015 16:01 - TAORMINA
Niente fondi per pulire il Teatro antico di Taormina nonostante i 4 milioni di euro incassati, nel 2014, dal monumento simbolo della Perla dello Ionio. E niente soldi nemmeno per smontare la copertura lignea e il palco necessari per l'allestimento degli affollati spettacoli della stagione estiva. Fermi nelle casse di Palermo anche i 600mila euro dell'ultimo semestre del 30% dello sbigliettamento che, per convenzione, dovrebbero essere usati dal Comune per la cura del monumento.

E così il Teatro antico, meta ogni anno di oltre 500mila visitatori, attende invano la cura dovuta. Un paradosso della politica regionale dei beni culturali con cui devono fare i conti gli enti locali, a partire dal Parco di Naxos e Taormina a cui il sito archeologico fa capo. «Non abbiamo i soldi per assicurare la manutenzione - dice la direttrice del Parco, Maria Costanza Lentini -. E questo, certamente, ha conseguenze negative per un monumento delicato, all'aperto, qual è il Teatro antico che ha esigenza di attenzioni peculiari: tralasciare adesso una crepa o un piccolo danno comporterebbe in futuro un problema sicuro che potrebbe anche divenire irreversibile». Le conseguenze nere sono anche legate all'aspetto turistico: centinaia i visitatori che lamentano la mancata possibilità di ammirare il sito nella sua bellezza integrale e ben pulito.

E i turisti, anche nei mesi invernali, sono numerosi. Ognuno di loro paga 8 euro per visitare il Teatro antico e lo straordinario panorama che dalla cavea si ammira e, in molti, chiedono indietro il costo del biglietto dinanzi allo scenario deturpato dalle strutture lignee che né TaoArte, proprietaria degli allestimenti, né il Parco archeologico ha la possibilità di smontare per carenza di fondi.

«Il Teatro è sovrautilizzato - aggiunge l'archeologa - e non solo per spettacoli ma anche per i migliaia di visitatori che lo calpestano ogni giorno da anni. A ciò si aggiunga pure il danno provocato dalle onde sonore che, in questi anni, ho sempre tentato di calmierare imponendo decibel bassi e ricordando che non solo i concerti pop provocano disagi, ma anche l'opera lirica in un teatro senza un tetto impone l'utilizzo di un'amplificazione».

Secondo l'analisi degli archeologi, dal punto di vista strutturale il Teatro di Taormina non è a rischio ma ha esigenza di una seria opera di consolidamento e di diserbo costante, di pulizia. La risposta, da Palermo, è sempre la stessa: manca la programmazione di interventi e spese. «Ma questo non può essere un alibi - dice Maria Costanza Lentini - occorre un budget annuale per tenere in ordine il Teatro simbolo del turismo siciliano».

Bloccati anche i fondi dello sbigliettamento: ovvero il 30% degli introiti dei biglietti del sito archeologico che, secondo una convenzione tra Regione e Comune, dovrebbe andare nelle casse dell'ente municipale per destinarlo (in parte) al monumento stesso. Per Taormina si parla di 1 milione e 200mila euro per il 2014: di questi la metà sono fermi a Palermo perché da giugno 2014 la Regione ha deciso di riprendere in mano tutti i soldi dei biglietti per restituirli, in un secondo tempo, ai Comuni.

La carenza di fondi investe un altro ente protagonista del Teatro antico: Taormina Arte, pronta a divenire Fondazione come assicurato dall'assessore regionale al Turismo, Cleo Li Calzi. «Fino al 2009 - dice Antonino Panzera, segretario di TaoArte - la concessione del teatro era affidata a noi consentendoci di modulare un programma aprendo a collaborazioni significative con privati. Da qualche anno la situazione è più frammentaria».

TaoArte non ha nemmeno i soldi per smontare le impalcature acquistate nel 2005 con i fondi Arcus e da sempre a disposizione del Teatro antico. «Negli ultimi 2 anni abbiamo subito tagli del 75% - dice Panzera - e siamo l'unica istituzione siciliana con questo record nero, paragonata a una qualsiasi accademia musicale. Nel 2014 abbiamo ottenuto 750mila euro che sono bastati solo per coprire le spese e abbiamo rischiato di non poter allestire il Festival. Adesso stiamo presentando un piano finanziario da sottoporre all'attenzione dell'assessore Li Calzi confidando nella nascita della Fondazione.

Ci auguriamo che superando questa fase intermedia della stagione 2015 in corso, quando non potranno essere adottati tutti i provvedimenti che la Regione intende avviare in termini di concessione e nuovi canoni, si possa guardare avanti con una omogeneità di proposte e una visione unitaria nel segno della qualità. Occorre rimpinguare i finanziamenti e non solo da parte degli enti pubblici, ma anche attraverso sponsor privati. Confidiamo nel fatto che la Regione possa ravvedersi».


Articolo di Isabella Di Bartolo - La Sicilia
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