01 Dicembre 2020

Il Futuro della Siria e di Bashar Al - Assad.

08-04-2017 13:14 - Il PUNTO DI....Domenico Bonvegna.
Con la nuova amministrazione americana alla Casa Bianca, la politica estera americana in Medio Oriente è sensibilmente cambiata. Del resto Trump l´aveva promesso in campagna elettorale. Il regime siriano di Bashar al-Assad non è più considerato un nemico degli Usa. Se Barak Obama aveva contribuito all´abbattimento di Muammar Gheddafi e incoraggiato le cosiddette "primavere arabe", fino poi a sostenere i ribelli siriani (anche quelli jihadisti) contro il regime di Damasco, ora con il nuovo presidente cambia la strategia americana in Medio Oriente.

Per i nuovi responsabili della Casa Bianca, per risolvere la crisi siriana non è più una priorità l´uscita di scena di Assad. Il futuro del presidente siriano,"dipenderà dal popolo siriano".

A conferma del cambio di rotta dell´amministrazione americana c´è lo"stop a ogni tipo di aiuto militare alle diverse milizie che combattono Assad per concentrare gli sforzi militari sulle Syrian Democratic Forces, milizie curdo-arabe che combattono l´Isis e stanno avanzando verso Raqqah, capitale del Califfato".(Giandrea Gaiani, La svolta USA può cambiare le sorti in Siria, 3.4.17 LaNuova BQ.it).

Intanto gli americani stanno cercando di trovare una soluzione politica in Siria, per questo scopo trattano con la Turchia e la Russia, per il bene del popolo siriano. Certo la situazione è complessa, all´interno della Siria,ci sono troppi eserciti, troppi gruppi armati, che peraltro sono finanziati ancora dalle petromonarchie del Golfo.

Ma per raggiungere la pace in Siria occorre tenere conto soprattutto delle minoranze religiose e dell´enigma alauita. Lo scrivono Randa Kassis e Alexandre Del Valle, nel loro saggio "Per comprendere il caos siriano", pubblicato recentemente da D´EttorisEditori di Crotone.

Tra le varie minoranze della popolazione siriana, gli alauiti (12%-14%) rappresentano il centro nevralgico del regime baathista di Assad. "Essi sono ostili, tanto per istinto di sopravvivenza come per la loro ideologia, a ogni scenario che li getterebbe tra le fauci dei lupi islamisti...". Pertanto per i due studiosi,"se le grandi potenze e l´opposizione continueranno a fa r finta che non esistano e non elaboreranno un piano di uscita dalla crisi (o uno scenario dell´ipotetico ´dopo-Assad´) che fornisca agli alauiti delle garanzie di sicurezza e di libertà all´interno della Siria futura, la situazione peggiorerà e la pace sarà impossibile". La questione vale anche per le altre minoranze, anche per loro il regime di Assad rimane sempre un male minore rispetto al male supremo costituito dalla presa del potere da parte dei jihadisti.

Tuttavia"la Siria non è la Libia", non sarà facile sconfiggere l´esercito siriano, retto con il pugno di ferro dagli alauiti.

"I dirigenti occidentali devono mettersi in testa una cosa che è tanto semplice quanto evidente: gli alauiti non potranno mai prendere in considerazione l´eventualità di perdere il potere. La paura di un avvenire oscurantista che gli innamorati della sharia promettono loro[...]", è sempre presente nei loro pensieri. Essi ricordano bene di essere stati perseguitati,"dalla maggioranza sunnita in nome di quella stessa sharia che solo qualche sognatore occidentale malato di orientalismo ritene compatibile con la democrazia".

Lo stesso discorso vale per tutte le altre minoranze, comprese quelle cristiane."I tanti secoli di umiliazioni e di persecuzioni sofferti dagli alauiti, dai cristiani e da altre minoranze della Siria allarmano ancor oggi la loro esistenza e la loro coscienza collettiva". Il libro riporta episodi recenti di massacri di civili alauiti da parte dei combattenti dello Stato islamico."Per gli alauiti questi massacri non sono altro che un anteprima di quello che succederebbe in una Siria ´liberata´ dal regime alauita-baathista".

Il testo si tratteggia brevemente la dottrina degli alauiti, che per via del loro rifiuto della sharia, sono considerati eretici dall´islam ortodosso. Peraltro gli alauiti festeggiano il Natale, l´Anno Nuovo, l´Epifania, la Pasqua, la Pentecoste e la domenica delle Palme. Onorano numerosi santi cristiani, come Santa Caterina da Siena, Santa Barbara, San Giorgio. Scelgono spesso nomi cristiani per i loro figli. Ecco perchè molti missionari in passato abbiano sospettato che fossero dei cristiani in incognito. Da quello che ho letto nel saggio di Kassis e Del Valle effettivamente gli alauiti hanno tante cose in comune con i cristiani.

Ritornando alle minoranze religiose in Siria, sono presenti circa 8% di cristiani, il 3% di Drusi, poi ci sono gli armeni, giunti in Siria all´epoca dell´esilio provocato dal genocidio del 1915 sotto l´impero turco-ottomano. Altre piccole minoranze sono gli ismailiti, presi particolarmente di mira dai fanatici salafiti. Poi c´è la questione curda, sono la minoranza non araba più numerosa, circa il 12%. I Curdi sono un problema grosso, spinoso, perchè sono presenti in un territorio che"travalica le frontiere nazionali di vari paesi che temono al di sopra di ogni cosa l´eventuale indipendenza di un Kurdistan, che farebbe a pezzi l´unità nazionale di vari Stati".

Infine ci sono i sunniti arabi, la maggioranza, che in pratica, sostengono gli autori del libro, vivono come se sono presi in ostaggio dal fondamentalismo. Il 10%-15% dei sunniti è laico, ma questi non possono fare molto contro l´avvento dello stato islamico. Per loro è difficile manifestare in pubblico, criticare la sharia o l´invasione della sfera pubblica da parte della sfera religiosa.

Oggi in Siria o in Iraq, essere etichettati come "traditori" o "apostati", può significare essere sgozzati dai jihadisti che diffondono via internet i video dei loro omicidi barbari per terrorizzare tutti i sunniti tentati dall´"apostasia". Ci sono diversi esempi di sunniti cosiddetti "moderati", giustiziati perchè difendono una visione secolare. Ad Adra, per esempio,"un gran numero di donne, denudate, è stato trascinato per le strade innevate; teste tagliate sono state appese ai rami degli alberi; numerose vittime sono stae gettate vive nella fornace della panetteria della città. Tutte ´gesta´ che ricordano le barbarie dei nazisti...". A questo proposito Kassis e Del Valle riportano un episodio che ha segnato per sempre le coscienze di una gran parte di quelli che avevano creduto di potersi alleare con gli islamisti. Si tratta dell´uccisione il 9 giugno 2013, di un ragazzo siriano di 15 anni, Mohammad Qataa, che non professava nessuna religione, è stato trucidato solo perchè secondo gli islamisti anti-Assad aveva bestemmiato.

Tuttavia per correttezza occorre precisare, che anche i sunniti hanno sofferto per l´oppressione del regime alauita che negli ultimi quarant´anni li ha spesso maltrattati. Naturalmente i sunniti sono poco propensi a condividere il potere e a coabitare con gli alauiti."Troppo sangue è stato versato e troppo odio è stato alimentato in entrambi le fazioni affinché esse possano riconciliarsi agevolmente e rapidamente". Pertanto l´unica via di uscita dal caos siriano, non può che essere una federazione di diversi stati della Siria, intorno alla sua bandiera. Un Paese dove a ciascuna fede religiosa, etnia venga concessa un´autonomia culturale, politica, religiosa ed economica.

Naturalmente anche"i cristiani della Siria si sentono terrorizzati che la situazione degradi ancora di più, come hanno sperimentato i loro correligionari iracheni, i quali- dopo la caduta del regime baathista di Saddam Hussein nel 2003- hanno perso il loro protettore e hanno dovuto battere il cammino dell´esilio: l´80% di loro ha infatti abbandonato le loro terre ancestrali". Da tempo ormai le varie agenzie cristiane e non riportano numerosi casi di omicidio a sangue freddo, di rapimenti e violenze sessuali su donne cristiane, a volte suore. Anche se il libro lamenta una visione manichea diffusa dai mezzi d´informazione e dai responsabili occidentali che non hanno documentato abbastanza la situazione drammatica dei cristiani siriani e di altre minoranze massacrate dai ribelli sunniti.

"E´ stato pertanto facile per i dirigenti politici e religiosi russi, ossia il patriarcato di Mosca e il presidente Vladimir Putin, presentarsi fin dall´inizio della crisi siriana come gli ´unici protettori´ dei cristiani d´Oriente, in particolare di quelli della Siria e dell´Iraq".

Mentre gli Stati occidentali si preoccupano di"rimanere nelle grazie dei loro alleati sunniti fondamentalisti del Golfo e di Ankara". Gli autori del libro pubblicato da D´EttorisEditori, scrivono che questi paesi,"sembrano aver abbandonato la loro vecchia vocazione di protettori dei cristiani orientali – un tempo detenuta in modo preminente dalla Francia – in cambio di una politica di compromesso con le petro-gasmonarchie del Golfo e della Turchia che appoggiano dall´inizio l´opposizione islamista siriana sostenitrice della sharia e accanitamente ostile alle minoranze".

Pertanto è un dato di fatto, Mosca, a differenza degli Stati occidentali,"si è affermata come l´unica potenza occidentale che abbia il coraggio di difendere la cristianità in pericolo (e le altre minoranze e forse anti-islamiste) nei paesi musulmani".
Concludendo il mio lavoro consiglio di leggere con attenzione il IV capitolo del libro dove Kassis e Del Valle raccontano come si sviluppa il jihad mondiale che hanno scatenato da tempo tutti i gruppi islamisti e fondamentalisti presenti oggi nel territorio siriano. Studiare i loro comportanti e quello che dicono, ci fa capire la guerra in atto che si sta vivendo anche nelle nostre città europee a cominciare dal grave attentato di oggi nella metropolitana di San Pietroburgo in Russia.


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