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I deputati della Regione Siciliana chiedono di avere liquidato il Tfr di 15 mesi, corrispondente a questa prima fase della XVI legislatura, eletta il 28 ottobre 2012.

15-02-2014 15:28 - News Sicilia
Quarantuno dei 90 figli d´Ercole chiedono di avere liquidato il Tfr di 15 mesi, corrispondente a questa prima fase della XVI legislatura, eletta nella fatidica data del 28 ottobre (non si equivochi, fatidica perché ha portato Crocetta a Palazzo d´Orleans) 2012.

Come era prevedibile, la notizia ha fatto scalpore e alimentato l´anti politica. In questo momento in cui la crisi economica imperversa e le spese della politica sono nell´occhio del ciclone, anche giudiziario, forse avrebbero fatto meglio a soprassedere. Anche se va subito detto che la richiesta rientra nella legalità, essendo prevista dalla legge che recepisce il decreto Monti, appellata della spending review approvata dall´Ars all´ultimo respiro del 2013 ed entrata in vigore dal primo gennaio.

Legge che ha «modificato» il rapporto contrattuale tra Parlamento e deputati e stabilisce un tempo massimo di sei mesi per la richiesta, scaduti i quali il Tfr rimane nel fondo con i pagamenti previsti a fine mandato: 2017 salvo complicazioni sempre dietro l´angolo. La norma riduce all´1% circa la quota a carico del singolo deputato da versare al fondo calcolato sulla parte lorda dell´indennità (un ulteriore 7% circa è a carico dell´Assemblea) a fronte del 6,70% di quanto versava in passato e su un imponibile maggiore.

A quanto ammonta questa prima quota della liquidazione per ciascun deputato? La Ragioneria dell´Ars sta facendo i conti: per un deputato, con una legislatura alle spalle e senza avere percepito anticipazioni, si calcola una cifra intorno a 40 mila euro.
Dalla busta paga di gennaio, la prima coi parametri della legge sulla spending review con l´indennità in linea a quella stabilita dal decreto Monti (11.100 euro lordi al mese), emerge che (il taglio al netto per) i deputati si ritrovano circa 800 euro in meno e non 4.000, con la retribuzione che rimane sopra gli 8mila euro netti al mese. Da notare che il Consiglio di Presidenza ha fissato a 6.600 euro la quota tassabile di indennità, mentre ha aumentato a 4.500 euro la diaria non tassabile.


Fonte: Giovanni Cianciamino

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