28 Settembre 2020

Il 68 Fiumano per andare oltre la rivoluzione Bolscevica

16-09-2015 20:41 - Il PUNTO DI....Domenico Bonvegna.
L´avventura politica di Fiume per il comandante Gabriele D´Annunzio rappresenta, "il crogiolo di una nuova fase della rivoluzione, in grado di andare oltre la rivoluzione bolscevica, per configurare un nuovo ordine sociale, che avrà la sua Magna Charta nella Carta del Carnaro". Più esattamente, "la rivolta capeggiata da D´Annunzio era diretta contro il vecchio ordine esistente nell´Europa occidentale, e fu attuata in nome della creatività e della virilità giovanili (...)L´essenza di tale rivolta fu la liberazione della personalità umana, quella che si può chiamare la ´radicalizzazione´ delle masse del popolo che per tanti secoli erano state sistematicamente sfruttate".

Fiume come zona temporaneamente autonoma.
E´ piuttosto singolare la relazione che fa lo studioso cattolico Salvatore Calasso della rivoluzione fiumana con l´anarchico americano, Peter Lamborn Wilson conosciuto meglio con lo pseudonimo, Hakim Bey, nel suo "T.A.Z. Zone temporaneamente autonome", un testo classico del pensiero cyberpunk e libertario. Bey considera l´avventura fiumana come una "zona temporaneamente autonoma, una sorta d´isola liberata dalle influenze politiche tradizionali dello Stato e del sistema capitalista in cui si sperimenta un modo nuovo di vivere, senza alcun riguardo per qualsiasi ideologia o dogma". Sempre Bey paragona Fiume con l´insurrezione di Parigi del 1968, ma anche con le insurrezioni urbane italiane degli anni settanta, così come le comuni controculturali Americane che hanno influenzato la nuova sinistra anarchica.

Stimolante la descrizione dei sedici mesi di governo dannunziano. A Fiume si recarono tutti i più strani personaggi del tempo, buddisti, teosofisti e Vedantisti, anarchici, fuggitivi e rifugiati apolidi, artisti e riformatori d´ogni tipo. A Fiume, "la festa non finiva mai. Ogni mattina D´Annunzio leggeva poesie e proclami dal suo balcone; ogni sera un concerto, poi fuochi d´artificio. In questo consisteva l´intera attività del governo". Calasso nel suo ben documentato lavoro pubblicato dalla rivista trimestrale Cristianità (n.361, luglio-sett. 2011) intende evidenziare i tanti fenomeni della rivoluzione fiumana molto simile a quelli poi riesplosi nel 1968. Ne elenca alcuni come "il rapporto conflittuale giovani-anziani, il radicalismo di posizioni e di comportamenti, l´uso della droga, la democratizzazione dell´esercito, l´abbandono completo ai sensi, l´importanza data alla festa e al gioco, la libertà sessuale e l´esaltazione del corpo, il mito di vivere in armonia con la natura e quello della lotta per i popoli oppressi, il rifiuto della famiglia e la sperimentazione della vita in comune". Come si può notare sono elementi che peraltro troviamo nella nostra società attuale postmoderna, figlia del sessantotto.
L´ideologia fiumana.

Nella "città olocausta", edonismo ed estetismo s´incontravano e si fondevano, lo stesso per vita e sogno, realtà e rappresentazione. Qualcuno dichiarò che a Fiume il clima di vita era orgiastico. I "legionari" dannunziani "vissero davvero una vita irreale, inimitabile, fuori dal comune, sospesa in una sorta di eterno presente senza passato né futuro". Frequentando i Navigli milanesi a volte mi sembra di trovarmi nella Fiume dannunziana.

Si può parlare di un´ideologia fiumana? A Fiume si è visto prendere corpo quelle naturali inclinazioni giovanili che portano a un volontarismo irregolare . I veri protagonisti di Fiume sono i giovani, che lo storico Renzo De Felice chiama"scalmanati". Non sono solo italiani, arrivano da tutto il mondo, una presenza decisamente cosmopolita. Tra gli uomini vicini al Vate, con incarichi non secondari, troviamo nomi esotici dell´ala anticonformista, inquieta e ribelle del fiumanesimo: Leon Kochnitzky, Henry Furst, Ludovico Toeplitz, Guido Keller, gli scrittori Mario Carli e Giovanni Comisso. Sono i veri protagonisti dell´impresa fiumana, quelli che aspiravano a un nuovo ordine politico-sociale, e che forse in quel momento non hanno saputo definire concretamente. Successivamente però quando si ritroveranno di fronte il fascismo, quasi tutti questi legionari si schiereranno contro. Infatti per loro fu difficile il reinserimento nella società di allora, "in un sistema di valori e di regole diversi da quelli che la guerra li aveva abituati".

Molti di loro si ritrovarono a criticare il sistema sociale e politico dell´epoca. Anche se, l´esperienza fiumana assume "i connotati rivoluzionari più avanzati dell´epoca, espressi in un magma ideologico, apparentemente contradditorio, ma rilevante l´utopia di assemblare in un ordine nuovo l´idealismo nazionalista, che si muoveva lungo le direttrici della tradizione democratico-rivoluzionaria del Risorgimento, con l´anarco-sindacalismo e il futurismo".

La Carta del Carnaro.
Per comprendere l´ideologia magmatica del fiumanesimo dobbiamo rileggere gli articoli della Carta. Guardando alla causa dei popoli oppressi e alla loro liberazione, i teorici del fiumanesimo sono alla ricerca di un´alleanza in chiave rivoluzionaria con la sinistra massimalista ed estrema, in quel momento rappresentata dal nascente movimento comunista, e con la Russia dei Soviet.
A questo proposito scrive Carli: "Il soviet è un prodotto così ragionevole e così utile dei nuovi tempi, ed è già così diffuso, sotto la forma sindacale, negli ambienti amministrativi e industriali, che non si capisce perché non debba entrare senz´altro nella vita politica e militare(...)Indiscutibilmente Fiume e Mosca sono due rive luminose. Bisogna al più presto, gettare un ponte fra queste due rive". E´ una politica che prende piede quando D´Annunzio nomina a capo di gabinetto del Comando Fiumano Alceste De Ambris, figura carismatica proveniente dalle file del sindacalismo rivoluzionario d´ispirazione mazziniana. Con la scelta di De Ambris, D´Annunzio imprime all´impresa di Fiume, una svolta fondamentale di tipo "più marcatamente ´rivoluzionario´". Se il comandante D´Annnunzio, a causa di tendenze contrastanti, sbandava di qua e di là, il De Ambris, invece, aveva uno scopo preciso quello di attuare a Fiume un ordinamento sindacalista. Forse era un programma utopistico, ma De Ambris insisteva voleva "Fare di Fiume, con la sua Costituzione corporativa, una prima cellula modello, un nucleo di cristallizzazione intorno al quale si sarebbe dovuta organizzare l´Italia tutta".

Gli articoli della Carta riprendono il linguaggio degli antichi statuti comunali e corporativi, ma ce ne sono alcuni nuovi come la credenza religiosa che non ha nulla a che fare con la religiosità tradizionale, si privilegia il lavoro come divinità, visto misticamente come elemento capace di creare bellezza. Per Calasso nella Carta s´intravede oltre alla liberazione dalla fatica del lavoro, "l´affrancamento da ogni legge morale oggettiva, vista come un limite alla libertà soggettiva". Inoltre si può notare, un concetto giuridico, che avrà tanta fortuna nei nostri giorni: "le libertà umane possono sempre allargarsi e, forse, ne possano emergere delle nuove e che lo Stato deve, se i cittadini lo ritengono opportuno, accettarle e sancirne il riconoscimento". Per Calasso avviene la codificazione di una concezione libertaria dei diritti dell´uomo, secondo la quale un diritto è tale quando il soggetto ha la possibilità e la capacità di scegliere se attuarlo o meno, e lo Stato deve garantire questa ´libertà´". Di conseguenza, "i soggetti come il feto, o le persone con gravi menomazioni, o in fase terminale, non possono avere diritti poiché sono incapaci di esercitare delle scelte e di manifestare la propria libertà".

Per il momento mi fermo nel prossimo appuntamento in conclusione affronterò il tema del futurismo che intende andare oltre il comunismo.




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