Roccafiorita - Restaurata la "Vara" di S. Filippo grazie alla famiglia Brianni

06-03-2022 20:48 -

Roccafiorita – In attesa che la pandemia chiuda i battenti, riaprendoli finalmente a processioni ed eventi, la vara di S. Filippo di Roccafiorita si rifà il look. Nei giorni scorsi, il fercolo è stato riconsegnato alla parrocchia dopo un restauro progettato dall’ing. Stefano Brianni ed eseguito dal restauratore acese Rosario Schillaci.

La riconsegna è avvenuta in un clima di entusiasmo, durante la messa solenne di domenica scorsa, celebrata da don Paolino Malambo e trasmessa in diretta facebook(https://www.facebook.com/100008248335342/videos/470677418012980/) anche per consentire la partecipazione agli emigranti.

Emigranti, tra l’altro, protagonisti di questo restauro, realizzato col contributo della famiglia Brianni che vive in Australia (Carolina, Raffaele, Carmelo e Alfio) oltre che in Italia (Giuseppe, Maria, Angelo, Nunzia e Letterio), in sinergia con amministrazione comunale e parrocchia. Dopo la benedizione della vara, ha avuto luogo l’intronizzazione della statua. “Malgrado l’Australia sia tanto lontana, il legame con i nostri emigranti resta sempre forte e di questo non posso che dire grazie a tutta la comunità“, ha detto il sindaco, Concetto Orlando, prima dell’intervento proprio da Adelaide di Raffaele Brianni, che ha definito il frutto del restauro “un gioiello”.

“Un intervento minuzioso del prof. Schillaci – secondo il progettista Stefano Brianni – che ha dato risalto all’antico fercolo ligneo ed al suo rivestimento con foglia d’argento e d’oro”. Don Paolino Malambo ha auspicato che il “gesto posto in essere dalla nostra comunità per il glorioso S. Filippo, sacerdote esorcista, sia un modo di esorcizzare ogni cattiveria nel mondo, attraverso la preghiera a S. Filippo e nella speranza di poter celebrare la festa in estate”.

Del resto, quello per San Filippo d’Agira è un culto molto radicato a Roccafiorita, come nella vicina Limina ed a Mongiuffi Melia. Il suo percorso umano è molto legato ai monasteri greco bizantini del Valdemone. Fu proprio in quel contesto storico e religioso che questo sacerdote siriano giunse in Sicilia, evangelizzando, guarendo e scacciando i demoni nei luoghi che da Messina lo condussero (attraverso la Val d’Agrò, Taormina, Calatabiano, Aci S. Filippo e Aidone) fino ad Agira, dove poi morì il 12 maggio di un anno che gli studiosi non sono riusciti ancora a ben collocare. È ritenuto il santo che scaccia i demoni e viene generalmente rappresentato col volto scuro ed i riti a lui collegati sono ovunque molto particolari.

A Roccafiorita e Limina, durante la festa, il pesante fercolo viene condotto a spalla e di corsa ai punti terminali del paese e poi viene fatto “girare” in piazza, simbolo dell’inseguimento ai demoni e della vittoria sul male; a Calatabiano viene celebrato soprattutto con la “Calata”, una discesa, anche qui di corsa, dalla chiesa posta presso il castello medievale fino al centro del paese. Insomma, un santo certamente speciale nei riti che lo riguardano e che spesso in passato hanno fatto storcere più di un muso porporato, per via del confine, non sempre chiaramente percepibile, tra sentimento popolare e rito religioso.

Basti pensare che nella vicina Limina i momenti salienti, come i “giretti nto Chianu”, vengono accompagnati dal suono della Bersagliera, non esattamente un inno religioso... Secondo alcuni studi però, le modalità della festa (orario, giri attorno alle croci, particolari culti) richiamano antiche formule di esorcismo. Ma, al di là degli studi, è nel rapporto coi suoi fedeli che S. Filippo dà il meglio di sé. Poesie, racconti e varie forme espressive lo rappresentano come una sorta amico vivente e costante, severo protettivo, una vera e propria àncora per gli emigranti.



Fonte: di "Filippo Brianni"