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Sbarco migranti a Messina: "Sono Said. Sono somalo. Voglio raggiungere la Germania"

27-06-2015 12:02 - Attualità
Stavolta sono più di 500. 519 per l´esattezza. Sono arrivati ieri a Messina a bordo della nave militare irlandese L.E. Eithne. I migranti sono stati accolti, visitati e poi trasferiti presso i centri di accoglienza all´interno della struttur
a sportiva Primo Nebiolo e presso l´ex caserma Gasparro. In 200 sono stati trasferiti in strutture del nord Italia.

La nottata è andata così e ha visto impegnati i poliziotti del Gabinetto di Polizia Scientifica, quelli dell´ufficio Immigrazione e gli investigatori della Squadra Mobile, più tutti gli agenti preposti ai trasferimenti e spostamenti dei 519 migranti. Con meccanismi ormai rodati e purtroppo divenuti consueti, la macchina operativa della Questura ha garantito accoglienza e sicurezza e ha reso possibile, in poche ore, l´individuazione dello scafista responsabile del trasferimento di migranti su un barcone sovraccarico dalle coste della Libia alle acque internazionali dove è intervenuta la nave militare irlandese.

E´ un egiziano di 41 anni che nel 2011 aveva già tentato l´ingresso in Italia con un altro nome e un´altra nazionalità, respinto alla frontiera. Ora è in carcere a Gazzi a disposizione dell´Autorità Giudiziaria.

Anche stavolta le testimonianze dei migranti sono state preziose per arrivare velocemente all´identità dello scafista. Storie per lo più incredibili di ragazzi spesso giovanissimi. 18, 19 anni e alle spalle un viaggio durato, nella migliore delle ipotesi, mesi. Ognuno ha un percorso diverso. Chi ha attraversato Somalia, Sudan, Etiopia per poi arrivare in Libia ed essere arrestato; chi, cercando di racimolare la somma per partire ha fatto l´operaio, il pastore ed è stato sfruttato e maltrattato, persino ferito; e chi, più fortunato, è stato accolto in una moschea o aiutato per strada da perfetti estranei.

E´ il caso di Said che racconta di essere stato aiutato da una coppia a raggiungere Tripoli e, dopo aver dormito una notte in una moschea, di essere stato accolto a casa dell´imam per una settimana. Ha poi lavorato in un autolavaggio per raccogliere 800 dinari consegnati ad un libico di nome Ahmed. "...mi è venuto a prendere e mi ha portato nel suo appartamento e poi mi faceva cambiare casa fino a quando due giorni fa il 21 giugno mi ha condotto verso le 3 del mattino su una spiaggia vicino Tripoli dove ci hanno fatto salire su piccoli battelli a gruppi di 10 persone e ci hanno portato al largo dove ci attendeva il barcone in legno".

Said ha raccontato di non voler restare in Italia. Vorrebbe raggiungere la Germania.

Luke è nigeriano. A lui non è andata "così bene". E´ rimasto in carcere per due mesi in Libia. Poi è stato liberato. Ma non ha mollato. Quando è riuscito finalmente ad organizzarsi il viaggio ha raggiunto insieme a tanti altri la spiaggia: "...c´erano diversi libici che, armati di mitra, ci minacciavano per farci salire su un gommone...io non volevo salire perché eravamo in troppi e non sapevo nuotare, ma dato le mie proteste, venivo picchiato, legato per i piedi e coperto gli occhi con una benda per farmi calmare, benda che mi toglievo io quando sentivo che c´era una nave che ci stava soccorrendo...".

Luke ora sta bene. E´ stato medicato e visitato. Vuole andare in Svizzera.


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